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Tebe: gli imputati per l'incendio davanti al giudice

Giovedì 6 agosto gli imputati per l'incendio iniziato a Platei e diffusosi nell'Attica occidentale compareranno davanti al giudice istruttore di Tebe. Le imputazioni riguardano quattro reati gravi e un reato minore.

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Vigili del fuoco di fronte a un fronte di fuoco
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Giovedì 6 agosto gli imputati per l’incendio che ha avuto inizio il 31 luglio 2026 a Platei in Beozia e si è poi diffuso nell’Attica occidentale compareranno davanti al giudice istruttore di Tebe. La comparsa è stata fissata per giovedì in seguito alla proroga concessa martedì 4 agosto. Tra gli imputati figurano il sindaco di Stilida — non nella sua veste di sindaco, bensì come proprietario della società di costruzione che ha assunto il collegamento del parco eolico privato alla rete del DEDDIE — e l’ingegnere elettrico responsabile dal punto di vista tecnico del cantiere. Entrambi sono rimasti in custodia presso la Questura di Tebe fino al momento della comparsa. Anche il proprietario e imprenditore del parco eolico è stato sottoposto a interrogatorio, è stato rilasciato e comparirà anch’egli giovedì.

Le azioni penali esercitate riguardano quattro reati gravi e un reato minore. Il reato più grave è l’incendio doloso in foresta, dal quale poteva derivare pericolo per la vita umana. Seguono il danneggiamento di opere di pubblica utilità e la distruzione di proprietà altrui di importo particolarmente elevato — in quest’ultima categoria rientrano, tra gli altri, gli automezzi dei vigili del fuoco e le autopattuglie che sono stati danneggiati durante lo spegnimento. La distinzione legale tra incendio per negligenza e incendio con dolo è fondamentale per il proseguimento del procedimento, in quanto la seconda forma presuppone l’accettazione del rischio di causare l’incendio e trasferisce il caso nel campo dei reati gravi con pene gravissime. Tutti e tre gli interessati godono pienamente del beneficio della presunzione di innocenza fino a condanna definitiva della giustizia, mentre le accuse costituiscono affermazioni dell’accusa che saranno valutate nell’ambito dell’istruttoria.

Per quanto riguarda le cause, le autorità investigative ritengono che l’incendio sia stato provocato da scintille create dal contatto di due conduttori della rete, tuttavia le perizie non sono state completate e nessuna versione è stata ufficializzata. Secondo quanto riferito dai media, il focolaio si individua sotto colonne di legno con cavi, il parco eolico si avvia verso la sigillatura e sulla rete si registravano danni continui prima dell’evento; tutto ciò è esplicitamente attribuito a reportage e a elementi sotto inchiesta e non costituisce conclusione verificata. Il peso del caso è determinato anche dal costo umano: durante lo spegnimento due vigili del fuoco hanno perso la vita in uno scontro tra due elicotteri dei vigili del fuoco a Psatha.

L’inchiesta non è limitata al cantiere specifico. Nel suo ambito sono esaminati anche altri cantieri della stessa società, al fine di verificare se siano stati commessi errori analoghi nei collegamenti alla rete. Sul fronte civile, la Regione Attica ha già annunciato la sua partecipazione all’azione di risarcimento, mossa che le consente di monitorare l’istruttoria per un incendio che ha devastato decine di migliaia di ettari dell’Attica occidentale. Fino alle 11:00 di giovedì 6 agosto non era stata annunciata alcuna decisione sulla custodia degli imputati, cioè se sarebbero stati rilasciati con vincoli cautelari o avrebbero subito un arresto preventivo. La decisione è attesa dal giudice istruttore e dal procuratore dopo la conclusione delle comparizioni.

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