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Τελευταία ενημέρωση: 29 Σεπτεμβρίου 2026 TodayGrid
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Lesbo: tre nuovi allevamenti positivi all'afta epizootica

Tre nuovi allevamenti positivi all'afta epizootica sono stati individuati a Lesbo dai controlli di martedì 18 agosto, ribaltando il quadro del giorno precedente.

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Tre nuovi allevamenti positivi all’afta epizootica sono stati annunciati dalla Direzione veterinaria della Regione dell’Egeo Settentrionale per Lesbo, sulla base dei risultati dei controlli a campione di martedì 18 agosto. Due degli allevamenti si trovano ad Agia Paraskevi e il terzo a Napi, zone che appartengono all’area in cui sono già state applicate misure restrittive. Il riscontro ribalta il quadro del giorno precedente, poiché i controlli di lunedì 17 agosto non avevano individuato alcun caso positivo e avevano creato l’aspettativa che la curva stesse arretrando. «I risultati confermano che la zoonosi continua a essere in circolazione, mantenendo in allerta elevata i servizi veterinari», si osserva nella relativa comunicazione.

L’afta epizootica è tra le malattie più contagiose degli animali biungulati, ossia bovini, ovicaprini e suini, e non si trasmette all’uomo. Questa precisazione è importante, perché a ogni ondata di casi emerge una preoccupazione per la salute pubblica che non corrisponde ai dati epidemiologici. Il virus si trasmette con estrema facilità attraverso il contatto diretto degli animali, ma anche attraverso veicoli, attrezzi, mangimi e indumenti, ed è per questo che le misure si concentrano sulle restrizioni agli spostamenti, sulla disinfezione e sulla sorveglianza degli allevamenti attorno a ogni riscontro positivo. Il problema è per eccellenza economico e zootecnico, con perdita di produzione di latte, abbattimenti di animali e divieto di circolazione dei prodotti.

Per Lesbo il costo è sproporzionato rispetto alle dimensioni dell’isola, poiché l’allevamento ovicaprino costituisce la spina dorsale dell’economia agricola e alimenta la produzione casearia locale. StoNisi riferisce perdite pari a 24 milioni di euro per gli allevatori dell’isola, una cifra che è attribuita espressamente a quella pubblicazione e non è stata confermata da un ente istituzionale. Indipendentemente dall’esattezza di quel numero, la catena delle conseguenze è nota da episodi precedenti: oltre agli animali abbattuti, sono colpiti anche coloro che si trovano in zone di restrizione senza casi, perché non possono vendere animali o latte, mentre la ricostituzione di un gregge richiede anni.

Il periodo che viene sarà giudicato dal proseguimento dei controlli e dal fatto che i nuovi riscontri restino all’interno delle zone già delimitate o compaiano in nuove aree. Non è stato annunciato quanti animali riguardino i tre allevamenti né se le relative procedure siano state completate, elementi che di norma vengono resi pubblici in seguito. È inoltre pendente il pagamento degli indennizzi agli allevatori, questione posta ripetutamente dagli enti locali. L’andamento della zoonosi viene seguito nell’ambito della sorveglianza veterinaria e riguarda tanto la salute delle popolazioni animali quanto l’economia di una zona in cui l’allevamento non ha alternative.

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