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Τελευταία ενημέρωση: 29 Σεπτεμβρίου 2026 TodayGrid
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Lesbo: tre nuovi casi di afta epizootica

Tre nuovi casi di afta epizootica sono stati individuati a Lesbo, due a Stipsi e uno in un villaggio del comune di Lesbo Occidentale, con preoccupazione per gli ovicaprini al pascolo libero.

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Tre nuovi casi di afta epizootica sono stati individuati a Lesbo, secondo i servizi di enikos.gr e di NEA. Due riguardano Stipsi e il terzo è stato individuato in un villaggio del comune di Lesbo Occidentale. La preoccupazione delle autorità competenti si concentra sugli ovicaprini al pascolo libero nelle zone montane dell’isola, poiché questa situazione rende difficile l’individuazione, il censimento e il controllo sanitario del patrimonio zootecnico. Il nuovo conteggio si aggiunge al precedente quadro di 76 casi in 116 unità zootecniche, riportato in primavera. Non sono stati resi noti dati sul numero di animali interessati dai tre nuovi casi.

L’afta epizootica è una malattia virale altamente contagiosa degli animali con zoccolo fesso, cioè bovini, ovicaprini e suini, e non rientra tra le malattie che minacciano la salute pubblica tramite gli alimenti. La sua importanza è di natura zootecnica ed economica: il virus si trasmette per contatto diretto, tramite materiali contaminati, veicoli e calzature, e persino per via aerea su brevi distanze, e per questo motivo il protocollo di gestione prevede di norma zone di protezione e sorveglianza attorno a ogni focolaio, divieto di movimentazione di animali e prodotti, sorveglianza intensiva delle unità e misure rigorose di biosicurezza per chi entra nelle stalle.

A Lesbo il problema assume una dimensione particolare per via del modo in cui viene praticata l’allevamento. Gran parte del patrimonio zootecnico pascola liberamente in aree montane e semimontane, senza recinzioni e senza sorveglianza costante, con il risultato che greggi di allevamenti diversi entrano in contatto tra loro. Questo rende difficile il tracciamento dei contatti e rallenta l’applicazione delle misure restrittive. Allo stesso tempo, l’isola si basa in larga misura sui prodotti zootecnici e sulla loro trasformazione, quindi ogni nuovo focolaio si traduce in perdita di reddito per unità già gravate dalle ondate precedenti.

Il prossimo periodo sarà determinato dalla rapidità della sorveglianza. L’efficacia dipende dal fatto che i veterinari riescano a censire e controllare le greggi libere delle zone montane prima che il virus raggiunga nuove aree, oltre che dalla coerenza degli allevatori nel segnalare sintomi sospetti, primo segnale di allarme. Resta aperta anche la questione degli indennizzi per le unità colpite, dai quali dipende in pratica se i produttori denunceranno tempestivamente i casi. Finora non è stato reso noto se i tre nuovi casi siano collegati tra loro o a focolai precedenti dell’isola. La copertura dei temi sanitari continua nella pagina Salute e le ripercussioni sulle comunità locali nella sezione Società.

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