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Syros: 41enne in carcere per la morte di una soccorritrice

La Camera di consiglio del Tribunale correzionale di Syros ha disposto la custodia cautelare di un 41enne imputato per la morte di una soccorritrice dell'EKAV di 41 anni ad Ano Syros, indicando nell'ordinanza i punti che non hanno convinto i giudici.

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Statua di marmo che simboleggia la Giustizia, davanti a un edificio con colonne.
Ενδεικτική εικόνα Statua di marmo che simboleggia la Giustizia, davanti a un edificio con colonne. TodayGrid

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La custodia cautelare in carcere di un uomo di 41 anni, imputato per la morte di una soccorritrice dell’EKAV di 41 anni ad Ano Syros il 23 luglio 2026, è stata disposta dalla Camera di consiglio del Tribunale correzionale di Syros. L’imputato è stato trasferito nel carcere di Chios. Nella procedura precedente il giudice istruttore si era espressa a favore della custodia cautelare, mentre il procuratore aveva proposto l’imposizione di misure restrittive; l’organo giudicante ha accolto la prima posizione. L’accusa contestata è quella di lesioni personali seguite da morte e non di omicidio doloso, qualificazione che la famiglia della quarantunenne contesta. La moglie trentenne dell’imputato, accusata di concorso, è stata rimessa in libertà con misure restrittive, tra le quali l’obbligo di presentarsi in un commissariato di polizia e il divieto di espatrio.

Secondo la motivazione dell’ordinanza, così come la riportano i media locali, i giudici non sono stati convinti dalla versione che l’imputato aveva sostenuto su dove e su come sia stata provocata la ferita mortale. Vengono registrati tre punti. In primo luogo, non è stata individuata alcuna traccia di sangue all’interno dell’abitazione né lungo un percorso di circa settanta metri. In secondo luogo, nel materiale fotografico e video non è stato riscontrato alcuno strappo negli indumenti nel punto in cui è stata individuata la ferita. In terzo luogo, è stata registrata una contraddizione riguardo alla mano con cui teneva il coltello: lui stesso ha indicato la sinistra, mentre il video, secondo l’ordinanza, mostra la destra. Il testo riferisce inoltre che l’imputato avrebbe agito per un «senso di ritorsione per l’offesa subita da lui stesso e da sua moglie».

Il caso è seguito da vicino a Syros, dove la quarantunenne lavorava all’EKAV ed era conosciuta da gran parte della comunità locale attraverso il suo lavoro. La sua morte a luglio aveva provocato una forte reazione, con manifestazioni e comunicati di organizzazioni sindacali del settore sanitario. La questione della qualificazione giuridica del fatto resta aperta e costituisce il punto centrale di disaccordo: la parte della famiglia sostiene che gli elementi configurino un’accusa più grave, mentre il fascicolo, così come è stato formato fino a oggi, si fonda sulle lesioni personali seguite da morte. L’imputato si presume innocente fino alla decisione definitiva del tribunale e tutto quanto sopra costituisce materiale dell’istruttoria, non un accertamento di colpevolezza.

L’istruttoria prosegue e sono attesi i risultati dei laboratori di criminologia, così come la revoca del segreto delle comunicazioni telefoniche, che dovrebbe mostrare i contatti prima e dopo il fatto. Non è stato fissato alcun calendario per il completamento dell’istruttoria principale né una data di udienza, mentre l’imputato conserva il diritto di ricorrere contro la decisione di custodia cautelare. L’ampiezza del tempo necessario dipende in larga misura dalle conclusioni di laboratorio, che nella prassi greca tardano spesso parecchi mesi. Fino ad allora, l’ordinanza della Camera di consiglio del Tribunale correzionale di Syros resta il testo pubblico più completo sull’andamento del caso.

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